rapolano terme è

Chi dice Rapolano dice terme e travertino, certo, ma non fermiamoci alle apparenze o ai luoghi comuni.

Il bello di un viaggio è lasciarsi guidare dall’istinto, dalla voglia di conoscere, di vedere, di scoprire. E il visitatore che presterà ascolto a questo istinto, a Rapolano Terme non resterà deluso, semmai, gradevolmente sorpreso. Chiese, palazzi, castelli, scorci di paesaggio mozzafiato, musei, teatri, acqua: quello di Rapolano Terme, in provincia di Siena, è un territorio attraversato dalla Via Lauretana e abbracciato dalle splendide Crete Senesi, con paesaggi mozzafiato fatti di calanchi e biancane interrotti dai colli d’olivi, macchie di cerri e querce. Conoscere Rapolano Terme significa dismettere il peso della frenesia e abbandonarsi al camminar lento per perdersi sotto la guida tanto disattenta quanto affascinante del suono della natura. E così sarà sufficiente lasciarsi guidare dallo sguardo per scoprire, uno dopo l’altro, i piccoli grandi tesori di quella bellezza non artefatta ma, come spesso accade da queste parti di Toscana, assolutamente immersa nell’ambiente, radicata nei secoli, nelle tradizioni, nei profumi, nei colori e, perfino, nel carattere degli abitanti.

Un viaggio alla scoperta di Rapolano Terme e del suo territorio è compiere un percorso dalle origini all’età medievale attraverso i luoghi e le persone che ne hanno segnato le vicende: dall’insediamento etrusco-romano di Campomuri lungo la Cassia Adrianea ai gioielli architettonici dell’antica piazza del Castellare, della Porta dei Tintori alla pieve di San Vittore.

Un viaggio segnato dalla pietra e dalle cave, risorsa che sin dall’antichità ha contribuito non solo alla fortuna economica di Rapolano Terme, ma anche alla sua struttura sociale, al suo aspetto architettonico e al contesto paesaggistico: un paese di pietra che dalle spettacolari cave giunge alle sculture di artisti contemporanei disseminate in città. Un unico tracciato che collega Rapolano Terme, Serre e Armaiolo, tre borghi che tuttora conservano gelosamente le proprie memorie, nei quali si possono ancora ammirare palazzi in travertino e in cui l’architettura porta i segni della storia e delle persone: dalla Porta Nuova al Teatro del Popolo, dal Castello Gori Martini alla Grancia fino a Piazzetta Finimondo.

Con un filo azzurro che l’attraversa, la preziosa acqua termale venerata fin dall’epoca etrusca che, dall’Ottocento in poi, ha costituito non solo una risorsa economica primaria ma anche un’occasione di scambio e d’incontro di culture: dagli stabilimenti attuali al leggendario cratere della Puzzola fino all’antico Giro d’Arunte e al complesso di Campomuri.

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